La vista delle lagrime turbò più ancora l'animo dell'infedele; un sentimento prepotente, qualche cosa che stava tra la tenerezza e la pietà, ruppe d'un tratto le barriere dell'indifferenza; si accostò egli alla fanciulla, e le prese una mano. Bice lasciò fare. Un'onda d'eloquenza corse sulle labbra di Riccardo; stava per dirle... che mai? si confuse, mormorò parole rotte.
— Lasciatemi, — disse Bice, — lasciatemi. —
Riccardo obbedì come un fanciullo; ma Bice die' in un altro scoppio di pianto, ed egli pentito si affrettò a riprendere la mano abbandonata.
— Non mi amate più? — domandava quell'innocente fra le lagrime; — ditemelo con franchezza; ditemelo, io sono forte, lo vedete, non piango più.
Ma le sue lagrime scorrevano copiose, come onda invano trattenuta.
Il cuore di Riccardo, che se non era dei più fermi era però dei più facili, si scioglieva in una sterile pietà; per poco non piangeva egli pure.. ed oh! se avesse potuto piangere su «questa spietata legge che regola i moti dei cuore!...» Ma troppo spesso le glandule si ribellano al sentimento; così fatto è l'uomo.
In quel punto si aprì la porta della camera di fratel Biagio, e comparve sulla soglia, pallida, stravolta, lagrimosa, la bella Camilla.
Riccardo si sentì allargare il petto, e Bice fuggì per nascondere il suo dolore.
XXXVIII. Febbre reumatica.
Camilla ha dato una cattiva notizia; fratel Biagio s'è ammalato, ha la febbre, delira...