— Altro! ma taccio. Spero che Bambina non abbia penetrato nulla; ogni mattina, quando mi viene dinanzi e si rizza in punta di piedi perchè io le dia un bacio paterno, essa non immagina il supplizio che mi dà. Ma posso soffrire ancora: quando non potrò proprio più, me ne andrò a spasso per il mondo, e tornerò guarito.

E in buona coscienza il Coppa, il vecchio Coppa, a cui la vita aveva insegnato tante cose, il Coppa che aveva visto il doppio fondo di molte gherminelle umane, il Coppa si vantava. Povero lui! Si credeva forte perchè sapeva soffrire! Desiderio, il quale lo ammirava senza restrizioni anche in questo, espresse una volta un pensiero che gli era venuto.

— Lo so che tu sei forte, disse; e so che te ne compiaci; ma la forza sta nel saper poi soffrire, oppure nel non soffrire? Chi sa? Forse i fortissimi sono gl’indifferenti.

— Può essere.


Bambina era una scolara disattenta, e dopo poche settimane il vecchio organista potè dire che di quell’allieva non avrebbe mai fatto nulla di buono; essa rideva di tutto, assicurando che la lezione l’aveva imparata benissimo, e per pagarsi della noia che le voleva infliggere il professore con i suoi accordi, staccava dalla parete il vecchio mandolino e strimpellava una canzone d’osteria. Era un dolore per Desiderio, era anche uno strazio per il suo orecchio avvezzo alla maestà dell’organo di Bach, udire quella musicaccia sonata con quello strumento di tortura, ma quando il Coppa e Bambina ridevano, anche lui rideva. Soggiungeva poi senza rancore che l’uomo che aveva inventato il mandolino doveva essere ubbriaco, o forse paralitico, o almeno ammalato di nervi.

In ogni modo Bambina per degnazione imparò le scale e gli accordi, e il vecchio organista non disperava ancora che la passione dell’organo non la pigliasse come aveva preso lui, quando la sentiva dire: “ora suona qualcosa tu, che suoni tanto bene; mi fa tanto piacere ascoltare...„ Desiderio sonando Marcello e Bach, con gli occhi fissi al soffitto, sembrava interrogare il cielo, mentre il Coppa seduto in disparte a capo chino, con la faccia nascosta fra le mani, cercava nella faccia di Bambina una ragione seria della propria pazzia.

Diceva a se stesso: “ma chi mi assicura che sia proprio una pazzia?„

E veramente sapeva egli dove, nella vita sociale, finisce il senno e comincia la mania? Chi sa? La vera saviezza sta forse nel sapersi sbarazzare la strada per arrivare al proprio contentamento; ed è pazzo soltanto chi, avendo finalmente a tiro di mano la felicità, s’impunta a non allungare il braccio e dire: è mia, me la piglio.

Un giorno Bambina sembrava cedere dolcemente alla tentazione di Bach, ma sorrideva ancora ogni tanto guardando ora l’uno, ora l’altro dei due babbi; mentre il vecchio organista con gli occhi sempre fissi nell’ideale era lontano, le idee del Coppa si ordinarono meglio alla battaglia.