L’impiegato postale ebbe la bontà di fare il conto sulle dita, e dirgli che quel giorno medesimo doveva mettere la lettera nelle caselle delle arretrate....

Allora il Coppa, avvedendosi che aveva da fare con un impiegato umano; (chè qualche volta accade anche questo), pregò che la lettera rimanesse ancora qualche giorno nella casella solita.

— Fin che qui sono io, lo prometto; ma quando viene un altro distributore, farà quello che dice il regolamento... però se lei mi dice di dove viene la lettera... io posso consegnargliela, e lei la imbucherà un’altra volta mettendo un nuovo francobollo, così rimarrà altri quindici giorni nella casella.

— La lettera è scritta da Milano, dà un recapito; niente altro; se vuole la imbuco alla sua presenza... lì c’è una buca, che sembra fatta a posta.

— È fatta a posta... ma si vede bene che lei è una persona come si deve... concluse il distributore consegnando la lettera.

— Grazie mille; la prego di stare attento che ora la imbuco...

— S’immagini, disse l’altro, e il Coppa insistè, mentre appiccicava un francobollo nuovo: No, mi faccia il piacere di guardare...

Il distributore guardò sorridendo per contentare il buon vecchio, il quale dopo aver imbucato la lettera si rivolse a salutare l’amabile distributore dicendo: è passata.

Invece no, non era passata. Al momento di imbucare la lettera gli era venuto l’idea tentatrice di trattenerla; come fu in via Rastrelli la guardò lungamente per dar tempo alla monelleria che gli aveva parlato all’orecchio di dire tutto il suo pensiero.

Perchè aveva egli fatto quel giochetto? Non già per la soddisfazione di corbellare un distributore di buona fede e distratto; e dunque perchè?