Forse perchè Bambina aveva detto così: se non viene, meglio.
“Ecco, ora quella lettera che dà il recapito a Piero Corruccini è in mani mie, ed io posso distruggerla; venga Piero e non troverà nulla; il distributore, se anche è lo stesso di questa mattina, non si ricorderà più di niente, o crederà che la lettera sia già stata consegnata da un suo collega — allora Piero si ricorderà di scrivere a me, fermo in posta, come gli avevo detto, ma io non vado mai alla posta, perchè le lettere mi vengono recapitate a casa. Piero Corruccini si stanca, rinunzia al suo scopo, se non vi ha rinunziato ancora, e se ne va a fare altre piazze„.
Il Coppa ripetè parecchie volte a se stesso queste ed altre parole, mentre andava di buon passo al portico di piazza del Duomo; giunto colà si arrestò un momento; poi tornò indietro a passi lenti fino alla posta, ed imbucò la lettera, la quale diceva a Piero Corruccini di venire pure subito in casa di Bambina, e di chiedere la sua mano che non gli sarebbe rifiutata.
Tornando a casa, il Coppa per consolarsi si ripetè mentalmente più volte, come se qualcuno le andasse scrivendo nel vuoto: “se non viene, meglio.„
VIII.
Non si era più detta una parola che ricordasse Piero, e il Coppa non se lo poteva levare dal capo; invece pareva proprio che Bambina non ci pensasse più, anzi da poco in qua canterellava e rideva meglio, era più docile alle lezioni di organo di babbo Desiderio, e parlava di andare al Conservatorio ad imparare il canto teatrale. Ma il Coppa interveniva ogni volta a dire che la carriera del palcoscenico non era fatta per lei, che la sua carriera era un’altra. “Qual’è?„ interrogava la fanciulla. Il Coppa non diceva quale.
Ma sempre pensava quelle quattro parole: “se non viene meglio.„
Le pensava anche Desiderio.
“Che cosa aspettiamo? diceva segretamente a se stesso. Se questa corbelleria si ha a fare, almeno si faccia subito; per quanto egli dica, mi pare che tempo da buttar via non ne abbia troppo; può essere che egli possa ancora fare cose grandi, ma se giudico da me...„
Zitto, neanco l’aria doveva sapere la segreta paura di Desiderio, il quale avrebbe riso volentieri della smania del suo vecchio amico, se non fosse stato un vecchio amico, se quella smania non fosse stato un dolore. Invece lui, rinato alla felicità, ringraziava il cielo ogni sera, perchè gli aveva concesso sul limitare della tomba la bellezza buona di Bambina, ringraziava la sua morta ogni mattina perchè la notte era stata un pezzo al suo capezzale.