— Ci dai il cacio? interrogò tranquillamente mio padre, facendo un istante la faccia seria. E Brigida via di corsa; ritornata col cacio si provò inutilmente a confermare che era una cosa da ridere, e dovette tornarsene in cucina e lasciarci a quattr’occhi. Ce li piantammo bene in faccia un momentino.

— Sei stata tu?

— Sei stato tu?

Ma che, nessuno dei due! Il babbo aveva proprio fatto un’altra visita all’Economato; vi era andato senza nemmeno l’ombra di speranza e l’economo gli aveva subito annunziato la nostra fortuna.

E chi aveva trovato la medaglia? E perchè non l’aveva restituita subito, da farci penare tanto senza costrutto? Ecco. La medaglia era stata ritrovata da un signore.... Da un signore? Signore, anzi cavaliere. E se la teneva? Se la teneva perchè l’aveva trovata la sera medesima e la mattina, col primo treno, era partito per Bologna! Solo al ritorno aveva potuto compiere il suo dovere.

— Non ti pare, babbo, che questo cavaliere avrebbe potuto, anche da Bologna, anche prima di mettersi in treno, restituire la roba trovata?

Pareva anche al babbo; ma, in sostanza, bisognava essere riconoscenti e ringraziarlo, perchè egli rinunziava al decimo che gli spettava per legge. Davvero? Davvero. Aveva dichiarato da principio che il decimo avrebbe dovuto essere regalato ai bambini lattanti, poi, quando l’economo gli ebbe fatto sapere che quel gingillo apparteneva a una bella ragazza (pare che l’economo del municipio mi trovi bella), il cavaliere aveva cambiato idea.

— Poveri bambini lattanti! dissi io. E il cavaliere ha detto almeno come si chiama e dove sta di casa?

Aveva detto tutto. Il cavaliere Annibale Codicini stava in via Larga n. 15.

— Andremo a ringraziarlo.