Non è vero nient’affatto ch’io sia curiosa; il babbo lo sa. Ma che! Egli non aveva nulla! Nulla? Veramente nulla. Veramente? Ah! no, veramente aveva un appetito da non si dire.

Io me n’andai in cucina a dare la lieta novella alla fantesca, perchè essa portasse in tavola ed anche perchè il babbo caro, se avesse mai qualche cosina da nascondere sotto il mio tovagliolo, lo potesse fare con comodo e godersi tutto il sapore dell’improvvisata. Non c’è altri, alla nostra mensa, fuor che il babbo ed io, dacchè la mamma se n’è andata in paradiso; e pure non vi è mai musoneria. Il babbo, al ritorno dall’uffizio, ha sempre una gran voglia di ridere per tenermi allegra. Io, per tenere allegro lui, faccio altrettanto. Avevo preparato anch’io una sorpresa e l’aveva messa appunto sotto il suo tovagliuolo. Voi indovinate subito che non poteva essere altro che il numero 13; ma non indovinereste mai, se io non ve lo dicessi, che cosa trovai sotto il mio tovagliuolo.

La stessa medaglia traforata, appesa ad una identica catenella, nient’altro che il numero 13. Fu una risata tanto rumorosa da far accorrere la fantesca senza la minestra.

Ma che è stato? Il babbo aveva voluto ridarmi la felicità smarrita col numero disgraziato? Ma che! il babbo è incapacissimo d’una cosa simile; non ama i gingilli leggeri; a lui piace l’oro massiccio, e quando gli fate vedere uno spillone o un braccialetto, egli subito ve lo pesa sotto gli occhi vostri, facendolo passare da una mano all’altra; il traforo e il filograna lo disgustano sommamente.

No; il babbo non aveva comprato il numero fatale, ma il numero fatale era tornato a casa da sè.

E come? Per la via dell’Economato municipale!

«Ma allora?» esclamai.

Il babbo per aspettare la mia meraviglia, non aveva ancora toccato il suo tovagliuolo. Io stetti un poco in silenzio mordendomi le labbra per non ridere prima del tempo... e fu un’altra risata che fece accorrere di nuovo la fantesca (ma questa volta con la minestra) quando anche al babbo si presentò il numero 13 traforato ed appeso alla catenella d’oro.

Deposta alla meglio la zuppiera, senza versare il contenuto sulla tovaglia, che sarebbe stato una pena per il babbo e per me, da farci morire il riso in bocca, la Brigida rise anche lei con noi e rise forte.

— Oh bella! oh bella! finì col dire, oh bella da ridere! Io ho penato tanto a cercare la medaglia sulla strada, che il moccolo mi si voleva attaccare alle dita; e ora, invece d’una medaglia, se ne trovano due sotto il tovagliuolo! E chi le ha messe lì? Io non ho apparecchiato....