Dite un poco, in un caso simile al mio, non è naturale che vengano pensieri straordinari? A me, per esempio, vennero questi.
Io non credo alla fatalità, nè al mal occhio, nè alla virtù degli amuleti di nessuna specie; il sale rovesciato sulla mensa mi lascia indifferente; l’olio sulla tovaglia non mi spiace quanto il vino, chè pure è un segnale d’allegria.
D’altra parte ho sempre creduto che un oggetto smarrito, quando è d’oro fino, trova sempre un amatore, il quale vi si affeziona subito e non se lo lascia più uscire di mano. All’Economato municipale di tutta la roba che si smarrisce in Milano, sapete voi, come so io, gli oggetti che vanno a ricercare il proprio padrone? Guanti spaiati in numero straordinario.
Se il numero tredici era capitato in mano di una persona onesta, non era proprio un miracolo? E il miracolo non vi pare più singolare se la mia medaglia era stata restituita da una personcina di quell’età quando il furto è quasi un’impresa lecita?
E, se per giunta la personcina è povera, che significa?
Di sicuro significa che della brava gente ve n’è ancora in questo mondaccio birbone che mi piace tanto, ma forse incomincia anche a significare che il numero tredici vale di più di tutto l’abaco e che la sua forza misteriosa, deve dar da pensare alle persone di giudizio.
Da quel sennino che mi vanto di essere, perchè tutti me lo dicono, stavo per avviarmi in quei pensieri meravigliosi, quando accadde una cosa tanto strepitosa da non credere vedendola e toccandola con mano.
III.
Dunque accadde questo, semplicemente questo, che il babbo, tornato a casa per colazione, fece il misterioso. Fin dall’uscio notai sulla sua faccia serena qualche cosa d’insolito; nel deporre il cappello ed il bastone, il babbo caro, come fa quando è di buon’umore, si fregò le mani, ma poi si ricompose per cacciarle in tasca, e subito le mise fuori un’altra volta, e incominciò un gesto solenne che finì in nulla. Io risi per condiscendenza.
— Che hai, babbo? Dimmelo subito subito; sai bene, io sono tanto curiosa.