Ahi! Non è più ingenuo, ahi! non è più sincero. Raro è che la politica non l’abbia afferrato, e allora è finito; uno che si sente possessore di molto bagaglio di parole poetiche, e queste sa disporre con la sonorità necessaria, può fare ancora una bella musica di versi, ma non è più poeta. Perchè la poesia, se anche è bugia, è bugia sincera; è gioventù, la quale si perde a trent’anni;... ma qualche volta si riacquista a sessanta.
Torniamo al romanzo.
Dunque voi avete venticinque anni, almeno, avete fatto mezza dozzina di romanzi; ora volete scriverne uno.
Subito vi si affaccia la prima difficoltà: sarete voi romantici, o idealisti, o realisti, oppure veristi, ovverosia impressionisti? Tutte queste parole, e altre di simil genere, vogliono rappresentare qualche cosa, forse una scuola, sicuramente un difetto. E voi fate a modo mio; siate voi stessi; sinceramente, sempre voi; le mode passano, resta la sostanza; e se quello che dovete dire ha valore, se la veste che darete al vostro pensiero sarà attraente, sia ideale, o sia reale, o sia verista, pur che sia vera (che significa ben altro), pur che sia bella, il vostro romanzo sarà riletto quando il chiasso dei paroloni difficili sarà svanito. Non abbiate timore di mostrarvi come la natura vi ha creato; se siete scettici, tanto meglio; se siete ingenui, tanto meglio; e voi mostratevi scettici e ingenui.
Un giorno la critica fece molto rumore per dichiarare al mondo che l’arte e la letteratura hanno lo stretto dovere d’essere impersonali; un altro giorno un’altra critica dirà che la letteratura e l’arte non possono vivere se non a patto che siano personali. Ma ciò che dirà la critica fu e sarà detto altre volte, e contraddetto; soltanto e sempre la critica altissima si è inchinata quando ha trovato di fronte a sè un temperamento artistico e letterario.
Dunque non consultate il figurino della moda prima di scrivere il vostro romanzo; guardate nell’anima vostra, guardate bene, guardate attentamente e in fondo, e badate bene di non rifiutare talune cose che a bella prima vi parrannno volgari, perchè la natura non ha fatto cose volgari, e solo una cattiva imitazione dell’arte o della letteratura le fa sembrare così.
E nemmeno dovete andare in cerca di cose nuove, perchè la natura non ne ha, da un pezzetto; però i vecchiumi, guardati meglio, da vicino o da lontano, secondo i casi, possono parer sempre nuovi, e non parer soltanto, ma ringiovanire veramente da sembrare nati ieri.
I ricercatori del nuovo a ogni costo non altro hanno saputo trovare se non lo strano: lo strano, che è il difetto, mentre l’antica madre di ogni cosa creata non ha difetti... se pure non volete dire che ne ha uno solo: l’uomo, non mai contento di sè, nè dei suoi simili, nè delle altre creature che fa servire al comodaccio suo...
Pure le scuole vi serviranno a qualche cosa.... ad evitare i difetti del vostro romanzo.
I libri d’un certo autore vi diranno che, per far chiasso più del necessario, convien cercare nel vocabolario le parole più crude, e farle servire a dipingere le cose più brutte dell’anima, della società e della stessa natura; e voi, che non volete fare più chiasso del necessario, che non volete farvi un milioncino con la vostra penna, voi che volete essere voi stessi perchè rispettosi di voi stessi, voi dite tutto quello che avete a dire, e nulla più, adoperando solo i vocaboli propri, e se si può, i più puliti.