«Nel cielo glauco la beffa del sole meridiano ha cacciato da la campagna pallida ne le ombre povere le creature vive; ma quel bacio di fuoco contenta le lucertole che mostrano tutta la loro nudità plastica, immobile, sgorbi di bronzo, sulla polvere stanca della strada maestra.»
Questo periodo può sembrare qualche cosa alla gentuccia che legge, giudica, dà il premio e il castigo nella cronachetta letteraria; ma in verità è meno di nulla. E un libro scritto tutto così sarebbe la più miserabile delle umane scritture; non è vero?
Pare che non sia vero, perchè da un pezzo questo stile fiorisce in Italia bella e altrove, e fiorisce perchè ebbe una fioritura abbondante in Francia.
Molto sarebbe a dire ancora per svolgere interamente il tema; ma mi accontento d’aver accennato le norme prime con cui scriverete il vostro romanzo.
Se invece quanto avete a dire è di piccol volume e la vostra narrazione abbraccia pochi personaggi, allora la verità vi afferra e quasi vi costringe a servirvi della prima persona; voi fate parlare un personaggio.
Quale? Il protagonista potrebbe dire molto più degli altri, per lo meno svelare meglio la parte psichica della novella, cioè a metter nudo sè stesso; ma quasi sempre è da preferire un personaggio secondario, perchè, essendo egli in grado di giudicare con criteri diversi gli avvenimenti o, meglio ancora, di non giudicarli affatto, gli narri appena. Il protagonista cadrebbe nel difetto grande dell’esagerazione; ogni cosa accaduta a lui parrebbe a lui un grande avvenimento; e se per poco la passione forzasse il suo stile, la novella in bocca sua diventerebbe un singhiozzo mortale.
Però qualche volta, quando gli avvenimenti da narrare non siano troppo appassionati, e il fatto sia narrato a buona distanza di tempo, il protagonista è il narratore migliore.
IL NUMERO 13
I.
Io non ho mai avuto i pregiudizi di certa gente e non dico gentuccia, perchè fra le mie amiche di collegio, ne ho avuto una carissima, la quale se si sentiva venire addosso un ragno era sicura che quella bestiaccia le portava la fortuna, o una buona notizia almeno, o un regaluccio. Io no. Se avessi avuto un po’ di coraggio avrei schiacciato tutti i ragni incontrati nella vita, ma il coraggio non è proprio il mio forte; e ancora oggi un ragno grosso m’ispira un senso di rispetto da lontano; se si avvicina un poco, mi fa strillare. Ma certi pregiudizi di donnette non gli ebbi mai.