Fin che con molta frequenza vi riuscirà di fare una descrizione ampia, ma non completa, non farraginosa come Balzac ha insegnato a fare a certi romanzieri moderni.

In questo, almeno in questo, Balzac ha avuto torto, e per quanto garbo egli metta nel fare le scuse nelle prefazioni de’ suoi romanzi, non ce la dà a bere, la farragine rimane farragine, e solo appare voluta per accrescere il numero delle linee de’ suoi splendidi libri, perchè tutti sappiamo che Balzac era pagato un tanto la linea, che faceva un romanzo in quindici giorni, avendo l’imperiosa necessità di pagare i suoi debiti.

Altri poi, imitando Balzac in questo difetto, non chiede scuse; egli è tanto sicuro del proprio ingegno e dell’imbecillità de’ suoi lettori che tutto gli sembra lecito.

Ma il pubblico ancor che paia ingannato dal chiasso in una determinata stagione, si ravvede presto, e la posterità non è mai imbecille.

Quando avete scritto il primo capitolo del vostro romanzo, gli altri verranno da sè; e saranno letti con vivo interessamento, se non avrete dimenticato la malizia d’essere semplici, e saranno forse riletti con amore se sarete stati sempre sinceri.

Non vi lasciate adescare dall’imitazione d’un autore che faccia molto parlare di sè; vi è da scommettere che egli deve la sua fugace riuscita a un difetto, magari a un bel difetto che la vostra imitazione renderebbe insopportabile. Già io l’ho sempre detto a me stesso e recentemente l’ho scritto in un libro: «l’uomo ancor che dica il contrario, per sua intima coscienza, odia la perfezione, e sempre s’innamora d’un difetto.»

Nemmeno dovete scrivere periodi enfiati di parole sonore, di aggettivi senza babbo nè mamma, nè gemere tenerumi in ogni pagina, nè coprire di fronde il pensiero perchè sembri più oscuro e nell’oscurità maggiore del vero; a far questo, se anche riusciste a ingannare il lettore grosso, e non è sicuro, l’avveduto leggerà nel vostro libro la vostra miseria pomposa.

Sopra ogni cosa, non vi farete belli della magnifica scoperta che molte parole comuni sono fatte di due parole, per abusarne a rifare per conto vostro il vocabolario.

L’italiano pronuncia, scrive e legge nei suoi lessici: della, accanto, e anche voi scrivete così senza voler passare per novatori o puristi scrivendo pietosamente de la, a canto, ecc. Se avete fatto buoni studi di lingua e di stile ne potrete dar prova fin dalle prime pagine, con la proprietà del linguaggio, con la semplicità dell’esposizione, scrivendo in modo che paia a ogni lettore di poter quando voglia fare altrettanto. Ma se vuole io scommetto che la prima volta non riesce, perchè a voi è riuscito d’essere semplici dopo infinite fatiche e pentimenti. Invece a imitare periodi frondosi o zeppi d’aggettivi spropositati, di parole disusate, rimesse in onore per chiasso di bambini, riescirete alla prima.

Ci vogliamo provare subito; volete?