Ma voi non comincerete così, e nemmeno: Era una bella sera di giugno, o di novembre.

Voi entrerete subito nel cuore del vostro argomento; presenterete un’idea necessaria al tema, metterete innanzi un personaggio per fargli dire o fare qualche cosa.

Possibile! E la messa in iscena? Certi critici strilleranno perchè non gli servite un ambiente tutto d’un pezzo; se fate lavorare un personaggio senza aver dato prima le dimensioni del suo naso, indicato il colore preciso dei suoi capelli, siete un rivoluzionario; se gli avvenimenti accadranno senza preparare lo scenario, paesaggio o interno come in teatro, non parranno loro veri o verisimili.

E voi lasciate strillare. Voi imitate la natura, perchè avete visto che negli avvenimenti umani, essa è una bella indifferente; essa piove, o splende, o è annuvolata quando le accomoda; e anche avete visto che, volendo interrogare le grandi afflizioni, o le indimenticabili ebbrezze della vostra vita, non sapreste dire con sicurezza se si compissero in giorno di nuvolo o di sole. E pure il fatto vi fa palpitare ancora, vi farà palpitare sempre.

Dunque nessuna descrizione di paesaggio o di ambiente, per preparare non so che; i vostri personaggi se hanno qualche cosa a dire ed a fare, s’ingegneranno, e i lettori vi saranno riconoscenti senza saperlo. Perchè, a essere sinceri, nulla di più uggioso d’una descrizione completa che bisogna sorbire tutta, o saltare, mentre i personaggi sono impazienti di fare, di pensare, di sentire, e noi di leggere i loro sentimenti, i loro pensieri, le loro azioni.

Non perciò voi rinunziate al paesaggio, nè agli interni; troverete qua e là il momento di accennare al sole o alla nevicata, agli alberi nudi o frondosi, agli uccelletti che saltellano sui viali o si levano per l’aria luminosa o greve. Di questi tocchi sapientemente disposti qua e là, non uno andrà perduto; il lettore, che non avrà avuto la grossa porzione descrittiva a cui taluni l’hanno avvezzato, oltre che ve n’è grato fino in fondo all’anima, è pronto a cogliere ogni parola, ogni frase, che gli restituisca il suo paesaggio vivo e il suo ambiente vero.

E infatti la vita e la verità in che modo si presentano?

Voi entrate per la prima volta in una stanza; al primo sguardo vedete solo che il luogo è pieno di luce, ed è ampio, ed è elegante; ma per quanta sia la luce altro non vedete; un po’ alla volta notate una libreria, un tavolino, molte carte sopra una seggiola, un libro caduto a terra; poi la persona cui fate visita, si presenta, e allora non vedete più la stanza; guardate lui, e vedete di lui un pochino, cioè che è alto, grosso, amabile o grave, che ha gli occhiali sul naso incorniciato da una gran barba nera.

E man mano notate che la sua parola è insinuante, che accanto a voi è una statuetta di bronzo, che sotto i vostri piedi è un tappeto a gran scacchi, e che il signore fa dondolare i ciondoli di una grossa catena sopra il panciotto turchino.

Se tornate un altro giorno in quella stanza medesima a visitare lo stesso signore vedrete altre cose non viste la prima volta; un altra statuetta di bronzo, un bitorzolo sulla fronte del signore grosso, un divano in un canto della stanza.