«Le porte della mia casa erano chiuse dietro di me, e mio padre non mi chiamava più figlia; cento altre braccia si aprivano per accogliermi nella caduta.

«Volli stordirmi; mi concessi il lusso, le feste, le adorazioni; accettai la mia parte quale io me l'era fatta; disprezzai me stessa per arrivare più presto e più forte allo sprezzo del mondo.

« — Fa di venderti caro, mi ripeteva la mia nuova saggezza e sarai onorata. Gli uomini ingiuriano i piccoli mercati, applaudono ai grandi; inflessibile colla colpa coperta di cenci, si piegano in arco quando passa la colpa coperta di velluto. — Mi parai di gioielli falsi e di velluti e scesi al mercato. Ecco, ora ho i gioielli veri!

«Disprezzatemi, siate più forte di chi mi ingiuria e si strugge dal desiderio o dall'invidia, abbiate in cuore ciò che i meschini hanno sul labbro — disprezzatemi.

«È la mia pena e la invoco.

«Ma non siate ingiusto; non mi fate carico di aver preferito all'affetto vostro le ricchezze d'un uomo che mi è odioso. Dite piuttosto a voi stesso che ho scelto la colpa che contamina la persona meglio di quella che fa battere il cuore, che volli rimaner cortigiana anzi che amante di un uomo amato; e che questo è il mio volontario supplizio. Ogni altra espiazione mi è negata; amarvi, essere vostra e felice del vostro amore, mi parve maggiore ingiuria all'uomo tradito.

«Non dico di più; non gioverebbe a nulla. Disprezzatemi solo quanto io mi disprezzo e vi basterà a cancellare interamente dal petto il tristo amore d'una sciagurata.

«Serena».

XXIV. CIÒ CHE RIMANE A MAURIZIO.

Il suo amore! pensò Maurizio; ambizioso sentimentalismo di cortigiana, ipocrisia di un cuore di donna che batte fra le braccia di un compratore!»