— Fino a che non avesse vent'un anno almeno.

— La cosa è diversa, osserva maestro Ciro, il quale ha sempre avuto un gran rispetto alla legge.

— Non è diversa niente affatto, ribatte mamma Teresa; fino a vent'un anno! e Donnina, tu lo sai, non ne ha ancora diciannove, e noi siamo vecchi e non abbiamo gran tempo da aspettare per vederla felice...

— Noi forse, osserva il maestro di scuola, ma Donnina può aspettare un pezzo!

— Non può, ti dico io che non può, e che questa è una birbonata della legge; già, l'ho sempre detto, la legge è fatta per favorire i furfanti, i quali o l'hanno per sè e se ne approfittano, o l'hanno contro e non ci badano.

Sbollito l'impeto, mamma Teresa tace per non saper più che dire, e siccome nessuno parla, ella va girando gli occhi dall'uno all'altro dei tre, ed aspetta che da quel silenzio esca qualche cosa di buono.

Il dottor Parenti è il primo a parlare e lo fa colla sua consueta sicurezza, togliendo se non altro il pensiero dalla contemplazione della propria impotenza.

— Bisogna assolutamente trovare il padre di Donnina, e lo troveremo vivo o morto.

— Meglio morto, osserva mamma Teresa, e se lei lo trova vivo, gli dica pure da parte di mamma Teresa che se ne muoia, che ci farà un regalone a tutti.

— Lo troveremo, prosegue il dottore senza badare all'interruzione; non ci bisogna altro se non sapere in qual parrocchia è stata tenuta a battesimo Donnina.