Il dottore legge forte:
«L'anno 185... nella prima settimana del mese di maggio nacque a Milano e fu battezzata nella parrocchia di... una bambina a cui fa posto il nome di Camilla...»
— Ecco fatto, prosegue a dire ricacciando in tasca il taccuino; mi basterà andare in giro per le ventisette parrocchie di Milano; non domando per questo più d'una settimana. Ed ora che il padre di Donnina è trovato, amico Fulgenzio, non so che cosa ti trattenga dal fare la tua domanda ufficiale: maestro Ciro, mamma Teresa, il signor Fulgenzio ed io abbiamo l'onore di chiedervi la mano di vostra figlia Donnina per il nostro figlio Mario, ovverosia Ognissanti...
L'accento con cui è fatta questa domanda di nozze, ridona a tutti il buon umore.
Maestro Ciro risponde colla voce rotta dalla tenerezza, e mamma Teresa spinge il suo entusiasmo fino a dire che quello è parlare a dovere, e ch'è un negozio fatto, e non se ne parli altro.
Rimangono ancora quattro buone dita di vino bianco in fondo alla bottiglia, ed il dottor Parenti ha il pensiero di empire mezzo il bicchiere di mamma Teresa, e mezzo il proprio e quello di maestro Ciro. E siccome il signor Fulgenzio è stato dimenticato, egli avanza sorridendo il bicchiere e chiede la sua parte.
— Alla salute di Donnina ed alla loro salute, dice a mezza voce il dottore.
— E di Ognissanti, risponde maestro Ciro nello stesso tono.
— E di lor signori, aggiunge la vecchia in un'ottava più alta.
Poi si muovono ed escono.