«Te lo voglio dire, a patto che tu ne rida poi se avrò errato; ho in mente...»
Donnina ebbe appena tempo di nascondere la lettera, e mamma Teresa entrò; appena la vecchia seppe dove era il marito, via di galoppo... ma il filo era spezzato, la prima titubanza riprese vigore, e insieme colla titubanza il dubbio più forte. Donnina non aggiunse una sillaba al poscritto ed aspettò una buona mezz'ora. Ci fu un momento in cui era così pentita di aver dato fede ad un sogno, che voleva cancellare quanto aveva scritto e copiare tutta la pagina prima di mandarla. Per resistere alla tentazione esaminò i saggi calligrafici dei suoi allievi, e le parvero perfetti. Quanto tempo passò a quel modo? Un tempo lungo, penoso. Ma alla fine la porta di strada si aprì, mamma Teresa comparve la prima sulla soglia, e senza dir parola si buttò nelle braccia della fanciulla. La quale comprese, guardò maestro Ciro ed i due sconosciuti che le sorridevano, e infine spinta dalla terribile mamma si trovò quasi senza avvedersene fra le braccia del signor Fulgenzio.
Un'ora dopo la scolaresca, tumultuando per l'allegrezza, usciva dallo stretto varco, e Donnina riattaccava il filo del suo poscritto così:
«Ognissanti mio! Non è più sospetto, è certezza: quanto sono felice di essere la prima a darti questa notizia! erano proprio essi, come avevo pensato, il tuo babbo e l'amico tuo, il dottore! E sappi anche che il tuo babbo mi ha baciata in fronte per te e che non è vero che sia cattivo, nè superbo. Vorrei dirti un mondo di cose; ma le compendio tutte in un pensiero, Ognissanti mio!»
XXVIII. SECONDA TAPPA DEL VIAGGIO DI SCOPERTA.
Non è luogo più acconcio alla meditazione di una carrozza chiusa. Vi si entra col cervello vuoto, se ne esce iniziati alle dolcezze del mestiere di filosofo.
Il signor Fulgenzio ed il dottor Parenti, seduti l'uno a fianco dell'altro, indifferenti alla bellezza della pianura nevosa che si stendeva dai due lati dietro gli sportelli, pensavano. Vi hanno cose che si pensano e non si dicono, ve n'ha che si direbbero, ma non si gridano: ciò che passava in capo ai due compagni di viaggio era di questa seconda natura, e le ruote del carrozzone facevano tanto rumore, da rendere impossibile l'intendersi senza gridare.
Il signor Fulgenzio ed il dottore pensavano adunque ciascuno per proprio conto.
Evidentemente col dire la scoperta del padre di Donnina una bazzecola, il dottor Parenti aveva detto troppo, e domandando, per condurre a buon fine l'impresa, una settimana, aveva domandato poco. Tutti gli ostacoli intravveduti appena e tolti di mezzo con un atto baldanzoso di buona volontà, riapparivano ora ad uno ad uno; e più il pensiero vi si accostava e più li vedeva grandeggiare e farsi irti di difficoltà non prima sospettate.
Andare in traccia dell'atto di nascita di Donnina per le ventisette parrocchie di Milano, era bensì una bazzeccola per un uomo della fatta del dottore, a patto però che Donnina fosse veramente nata in quel tratto di tempo indicato ed in Milano. Vero è che le probabilità gli parevano favorevoli a queste due condizioni, ma di certezza non ne aveva l'ombra. Quanto al ritrovare il padre, ora non gli sembrava più una bagattella; poteva essere andato in paese straniero, in modo che se ne fossero smarrite le pedate, ed allora... Questi pensieri, avvicendati con altri mille, angustiavano visibilmente il dottore. Non tanto però che nello smontare dalla carrozza egli non avesse il suo magnifico sorriso per aiutare a discendere il vecchio amico. A costui si vedevano in volto più fitte le nebbie delle nere fantasie di viaggio.