Il colosso Redi, cadendo, aveva schiacciato parecchie dozzine di piccoli galantuomini che stavano sotto. Quei tre milioni rovinati pomposamente assorbivano il mille ed il cento del padre di famiglia, che aveva creduto di porre i suoi risparmi al sicuro.

Due giorni appena dopo la catastrofe, incominciarono le notizie aspettate e temute; erano società disciolte, imprese andate a picco prima d'uscire di porto, e fallimenti in processione. Nuove lagrime, nuovi sgomenti, e negozi nuovi; la Borsa accoglieva tutte le notizie, le metteva in circolazione, ed il giuoco non interrotto mai, ricominciava ogni tanto colle stesse vicende. Una sola novella riuscì a scuotere l'olimpica indifferenza della speculazione, e fu il sapere che le splendide argenterie sequestrate in casa Redi, ultima reliquia preziosa della miniera bancaria, erano, come i vantati milioni... cristophle.

La speculazione, che barattava sulla soglia del tempio, per la prima volta dacchè era cominciato l'affare, si arrestò senza parole.

Il genio del banchiere Redi poteva vantare l'ultimo trionfo.

XXXII. RITORNO.

Rouen è una cara cittadina; conta una prefettura, una zecca, un museo, molte accademie, parecchie antichità, ha una magnifica torre ed una biblioteca di molte migliaia di volumi, bei dintorni, belle donne..., ma per una viaggiatrice della fatta di Serena doveva essere assolutamente un paese noioso. Questo pensava l'avveduta Marta intanto che la signora farneticava in silenzio nella propria camera. E quando fu ora di dichiarare se si rimanesse o no nell'albergo per quel giorno, la premurosa fanciulla venne arditamente ad informarsi, dispostissima a dare il suo buon consiglio solo che se ne porgesse l'opportunità.

— La signora intende rimanere a Rouen?

Serena fe' cenno di no.

La cameriera aspettò qualche schiarimento, poi s'arrischiò a dire:

— Devo preparare le valige della signora?