Prima che fosse battuta la seconda squilla, Serena d'un balzo fu nella stanza da letto, dove la cameriera le preparava le vesti per l'acconciatura.
— Non sono in casa per nessuno, disse a Marta, la quale non ebbe tempo di riaversi dallo stupore di quell'ordine precipitoso e di quelle singolari maniere perchè si udì il tintinnio del campanello alla porta d'ingresso.
La cameriera si mosse vivamente per uscire, ma la mano di Serena le afferrò il braccio e la trattenne.
Un istante, un brevissimo istante, che parve lungo alla curiosità della giovinetta, la signora stette dubbiosa; poi con quella variabilità che aggiunge un fascino di più a tutte le Serene della terra per la disperazione di tutte le Marte dell'universo mondo, prese un atteggiamento rigido e disse con voce ferma:
— Se è il signor Maurizio, passi.
XXXIII. TERZO COLLOQUIO DI MAURIZIO E SERENA.
Era il signor Maurizio.
Serena non si dissimulava le conseguenze di quel colloquio; venire innanzi al severo amatore, udirne per la terza volta la calda e schietta parola, e resistere colla simulazione non le era più possibile dopo quanto era avvenuto. Anche volendo, le sarebbero mancate le armi alla lotta; chè da gran tempo essa aveva cessato d'essere una donna ed in quel mentre non era ancora rientrata nella sua corazza di cortigiana. Nè solo di lottare, ma non si sentiva nemmeno la forza di volere; tacevano le voci della coscienza; guardando agli scrupoli che l'avevano trattenuta dal venire prima, amante ella stessa, nelle braccia di così caldo amatore, le parevano singolari e ridevoli, faceto capriccio del cuore. Pensava, se pure era pensiero la fuggevole schiera dei fantasmi, pensava che, volendosi concedere un sentimento generoso, aveva scelto una stravaganza. E poi amava essa Maurizio? In quel momento no, od almeno dell'amore non aveva la consapevolezza; altro non era se non una donna, la quale, pur d'uscire da sè stessa, sceglieva di buttarsi nelle braccia del primo venuto.
Davvero Maurizio indovinava il buon momento.
All'atto di porre il piede nel salotto, la bella chiuse un istante gli occhi, come per radunare le proprie forze, poi mosse diritta incontro al nuovo padrone.