— Non se ne andrà?

— È venuta per rimanere sempre col babbo...

Bisognò far lieve forza per togliere Maurizio dalla sua estasi ed indurlo a mettersi a letto; e quando finalmente il povero padre sparve, accompagnato dalla governante, dal dottore: e da Mario, Donnina, rimasta fino allora sorridente, cancellò il sorriso con un'onda copiosa di lagrime e si abbandonò fra le braccia di mamma Teresa, la quale si fece da capo ad arrabbiarsi peggio ed a piangere più forte. Il signor Fulgenzio guardava intenerito, avrebbe voluto dire... e non sapeva che dire...

Poco stante tornò il dottore, pigliò per mano Donnina e la condusse nella camera dell'infermo. Mamma Teresa e Fulgenzio le erano venuti dietro.

Il povero padre teneva gli occhi chiusi, ma li riaprì più volte alla sfuggita e guardò il volto pietosamente bello della fanciulla che le stava a fianco; poi stette lungamente immobile.

L'ansietà mozzava il respiro ad ognuno.

Finalmente Maurizio si scosse, e volgendosi dall'altro fianco, chiamò a sè Mario, lo fece curvare e gli bisbigliò, non tanto sommessamente che non si udissero nel profondo silenzio, queste parole che agghiacciarono il cuore degli astanti:

«Non è lei!»

Mario fissò uno sguardo attonito in volto al dottore, il quale girò intorno al letticciuolo e venne accanto al giovine.

— Non è lei, ripetè Maurizio crollando il capo melanconicamente, non è lei; la mia Camilla, soggiunse poi stendendo il braccio fuori del letto ed abbassando quanto più poteva la mano aperta, la mia Camilla era piccina così... vedete... così...