— Una signora?

— Ed un servitore a nome di quella signora.... la quale era bella, bella come un amore, un po' patita, pallida, con due grandi occhi, vestita di nero, portava un velo sul viso; e mi domandava di lei, e saputo che era con lei una fanciulla, sua figlia, volle sapere quel che io sapeva e le dissi ogni cosa; non avrò fatto male, spero; mandò poi il servitore più volte per avere notizie...

Maurizio fino dalle prime parole ha piegato il capo sul petto, e quando la buona donna tace e guarda ora Donnina ora mamma Teresa per comprendere qualche cosa, egli continua a rimaner pensieroso ed immobile. Finalmente si scuote, prendo Donnina per mano, la bacia in fronte, e si fa dare l'occorrente per iscrivere.

E scrive:

«Signora,

«Voi avete avuto pietà della mia sventura, e vi siete consigliata col cuore solamente. Non vi faccio carico di quanto vi può essere di umiliante per me nella vostra generosità; sarebbe forse una giusta fierezza, ma crudele; mi preme solo di rimandarvi il vostro denaro e di farvi sapere, perchè non vi vinca una grande pietà delle cose mie, che ho ritrovato la mia vera ricchezza in mia figlia, e che essa avrà presto la sua ricchezza, uno sposo che l'ama e che ama il lavoro.

«Se il vostro cuore ha bisogno di un'azione generosa, non vi sarà difficile fare un po' di bene con questa somma che vi rimando.

«Maurizio.»

Donnina che aveva seguito coll'occhio la penna, appena il babbo ebbe finito di scrivere il proprio nome, gli balzò al collo e gli ridonò il bacio ricevuto, e mamma Teresa, la quale non capiva altro se non che i trenta biglietti da mille avrebbero rifatto la via che avevano percorso per venire, tanto tanto si provò a dire: «meglio così,» e lo disse, ma alle parole mandò dietro un sospirone.

Due ore dopo, veniva così risposto a Maurizio: