Dal lieve sollevarsi ed abbassarsi del velo, il signor Fulgenzio comprese l'ansia dell'incognita, e come per rispondere a quel sentimento di commiserazione, soggiunse:
— Il parente della sua amica ha indole mite e gentile, e non dà mai in ismanie; è passato da una breve melanconia ad una spensieratezza gioconda che dura ancora; gli piacciono i motteggi e non sembra pensoso del suo triste passato... che per me non è un mistero.
Siccome la signora non rispose subito, impressionata forse dal sapere il segreto dell'amica svelato, o forse, per un'ultima diffidenza, timorosa di inganno, il direttore soggiunse:
— Sempre che riceviamo un nuovo infermo, dobbiamo fare indagini sul suo passato; il conoscere le cause che hanno determinato la pazzia è condizione necessaria per il trattamento; e se non sapessi ogni cosa del professore Rigoli, la pregherei schiettamente di dirmi tutto quanto ne sa ella stessa... e dovrebbe dirmelo in coscienza.
Certo l'incognita approvava col silenzio quelle parole ferme e dolci ad un tempo; poco stante disse:
— Quand'è così non mi rimane altro che farle noto lo scopo della mia visita...
Ma si arrestò ancora titubante, e come per dar tempo alla propria commozione, levò di tasca una pezzuola, l'appoggiò alle labbra e tossì.
Il signor Fulgenzio pareva la creatura più ingenua che avesse mai esistito sulla terra.
— La sciagurata donna, prese a dire la visitatrice con tremula voce, la sciagurata donna, cagione di tanta infelicità, è molto infelice ella stessa, e vorrebbe far qualche cosa... rimediare no, perchè non si rimedia mai alla colpa, ma uscire da un'apparente indifferenza che è continuazione di colpa... Che potrebbe fare... la mia amica per... colui che fu suo marito?
— Nulla da lontano, rispose il direttore, parlando lentamente e con persuasiva dolcezza, tutto coll'affettuosa ed amorevole assiduità d'ogni giorno...