— Sì.
Questo monosillabo fu mormorato appena, come a temperarne la durezza. Nuovo silenzio.
— Molti, prese a dire lentamente il direttore, molti infelici escono da queste mura risanati, perchè sanno di ritrovare una famiglia che li aspetta, una casa nota, una parola affettuosa, e cuori aperti alla nuova luce della loro intelligenza. Chi non ha una casa, una famiglia, lascia più raramente il manicomio, che è tutto per lui.
— Se la sua amica venisse in questo triste luogo e si mostrasse a me, a me solo, che sono vecchio ed ho la paternità di tante sventure, e mi dicesse tutto il suo pensiero e mi chiedesse di vedere, non vista, l'uomo che le fu già compagno, quello spettacolo le darebbe la forza che le manca ad intraprendere l'opera della carità e del pentimento. E se lei ha ancora influenza sul cuore di quella infelice, la consigli a venire, e rassicuri che non reggerà, no, a tal vista, e si sentirà più grande della propria sciagura e saprà compiere l'ultimo sagrificio.
L'incognita pareva profondamente commossa, ed aveva chinato la testa sul petto ansimante. Il signor Fulgenzio, non si accorgendo di nulla, proseguì:
— Immagino lo sgomento di quell'anima affranta dal dolore, le sue paurose lotte, le sue febbri, le sue notti vegliate e lo struggimento d'essere stata causa di tanto male... ebbene, le dica che ad uscire da questo strazio, a muovere incontro alla pace del cuore, basta un passo solo; non sarà felicità spensierata ed intera, ma una serenità melanconica e confortata; e forse più tardi sorgeranno giorni più lieti, maturati dal pentimento. E poi, se veramente l'amica sua è desiderosa di bene...
Un singhiozzo l'interruppe; l'incognita sollevò il velo, mostrò il bel volto in lagrime, prese le mani del vecchio e vi appoggiò le labbra arse.
— L'ho ingannata, mormorò, perdoni; sono io, sono io stessa!...
E le mancarono le parole a compiere la frase.
Era dessa, il lettore lo ha indovinato, sì, era dessa — Serena!