— Tu stai sempre meglio senza fiori in capo, lasciando cadere i ricci come vogliono. Te l'ho sempre detto, ti ricordi?...

— Può essere... è un'alba ploena... me le provvede il Ferrario. È bella, non è vero?...

— Bellissima.

La vezzosa vedova si determina finalmente a sedersi, e lo fa con una mollezza piena di fascino.

Il luogotenente continua a lasciar vagare sotto i baffi biondi un risolino che fra i compagni d'armi gli ha dato riputazione d'uomo superiore, e guarda intento la cuginetta!

È pur bella la cuginetta!

Quella espressione languida del viso è corretta meravigliosamente dal lampo degli occhi; non è una creatura svenevole, come ce ne sono tante, è una bella indolente, un'annoiata del gran genere. Eccola che porta una manina alla bocca, e trattiene uno sbadiglio! È impagabile in quell'atto, un pittore ci perderebbe il capo... ma un luogotenente delle guide!

— Scusami, sai, dice Serena, non appena vede sparire il riso che illuminava il volto del cavalleresco cugino; parlami di te, dove sei stato tutto l'anno?

— A Firenze.

— E che c'è di bello a Firenze?