La signora Serena si lascia cadere la lettera di mano e segue sbadatamente un raggio di sole che è penetrato attraverso le tendine calate, ad illuminare un mondo di atomi color di rosa. All'improvviso si alza in piedi e sorride. Io non vorrei che il signor Maurizio vedesse il sorriso di trionfo di cui s'illumina quel volto; il raggio di sole si vergogna al confronto e si nasconde, e la leggiadra incantatrice va in giro per la camera a gran passi. Ma a poco a poco quella foga si allenta, il bel viso si oscura, e le due candide manine arrivano appena in tempo a soffocare un singhiozzo.

Un vero singhiozzo? una bizzarria? un capriccio nuovo?...

Quel raggio curioso di sole che si affaccia un'altra volta alla finestra, è pratico del luogo, e deve saperlo. Ve' come rianima allegramente la fantastica danza degli atomi color di rosa!

X. IL TERZO.

Il signor Maurizio! disse improvvisamente una voce dietro la portiera.

Serena parve uscire da una lunga fantasticheria, sollevò il capo con un moto risoluto, e rispose senza voltarsi:

— Passi!

Poi si guardò nello specchio, chiamò sul labbro il più bel sorriso, e mosse incontro al nuovo visitatore.

Costui è uomo che sta a cavallo della quarantina, alto della persona e piuttosto esile, ma di forme proporzionata e di aspetto dignitoso. Il volto pallido esce come da una cornice fuor della barba nera, che gli scende lungo l'orecchio e si riunisce sotto il mento. Due rughe trasversali gli solcano la fronte, e gli occhi nerissimi mandano baleni nel cavo delle orbite profonde. Veste con massima eleganza e semplicità, ed ha il portamento d'uomo che, avvezzo a vivere fra gli uomini, sa di bastare a sè stesso. Nondimeno, mentr'egli se ne sta immobile sul limitare, un lieve tremito nervoso scorre per tutto il suo corpo irrigidito da uno sforzo di volontà, e quando il servitore ritorna e lo invita con un cenno ad andare innanzi, egli è costretto ad appoggiarsi al muro un brevissimo istante. Nel porre il piede nel salotto due occhi ammalianti lo trattengono un'altra volta: è l'ultima debolezza, ed egli s'inchina profondamente a nasconderla, poi muove verso la vezzosa padrona di casa, la quale si è rizzata a mezzo sulla poltroncina per porgergli la mano con adorabile languore.

— Mi aspettavate? chiede Maurizio dopo aver stretto nelle sue mani quei ditini di fata.