Il vecchio maestro di scuola, nel fervore della gioia, è uscito a mezzo il corpo dalle lenzuola, ma la sua formidabile compagna gli corre addosso e lo obbliga a rientrare nel guscio.
— E bada bene a non levarti prima che io ti abbia scaldato i panni.
Maestro Ciro vede in aria il dito minaccioso della sua piccola tiranna senza nemmeno spaventarsi. Eroico maestro Ciro! E quando è solo, egli osa levare le braccia al cielo in atto di ringraziamento, e ridere di quelle minacce, e dire a voce alta: «Gran buona donna! Tutta fuoco! ha quindici anni quella creatura! ha quindici anni non ancora compiti! E finisce sempre col fare a modo degli altri!»
Si frega le mani, il furbo, e sorride lungamente per conchiudere: «Gran buona donna! peccato che non sappia leggere!»
XV. IL SIGNOR MAESTRO SPIEGA LA MOLTIPLICAZIONE.
Chi non ha visto mamma Teresa colla sua veste di lana nera, tagliata alla moda di mezzo secolo fa, collo sciallo nero ricamato a gran fiorami in rilievo, e l'enorme cappellino, ultima reliquia d'una razza spenta di colossi, non ha visto mai nulla di bello. L'oste della Salute, da persona igienica che sa quanto bene al sangue faccia un grazioso spettacolo, e quanto i graziosi spettacoli sieno rari in paese, è venuto sull'uscio e sorride un sorriso che non ha prezzo. Due o tre donnicciole, dopo aver dato il buon giorno alla vecchierella, si voltano a guardarla, e maestro Ciro, ritto nel piccolo vano della porta della scuola, segue cogli occhi la compagna, finchè alla prima cantonata ella si volge a fargli un cenno d'addio che ad altri potrebbe parere una minaccia.
Il vecchio si frega le mani fervorosamente e spira dalla faccia rubiconda una benevola felicità. Gli scolari che giungono in frotta, e se ne intendono, dicono a sè stessi che il signor maestro è di buon umore, ed il signor Nosedi, che non ha studiato la lezione, si confida col signor Pastori, il quale gli assicura che oggi la passerà liscia... se pure non si avrà brevis letio. Brevis letio! La magica parola corre per tutta la scolaresca, ed in breve le panche stesse sembrano far festa. L'aria è solcata in tutte le direzioni da pallottole di carta masticata che si attaccano alle pareti ed al soffitto; col pretesto di deporre sull'ampio camino il ceppo che ogni studioso di A... deve contribuire due volte la settimana, i più arditi monelli si armano delle molle o della paletta e fanno le evoluzioni militari, si mettono a sedere sul vecchio seggiolone di cuoio del signor maestro, e si somministrano vicendevolmente qualche pugno.
E il signor maestro continua a starsene immobile nel vano dell'uscio, mostrando di non avvedersi di nulla, voltando ogni tanto il capo, ma col pensiero a mamma Teresa, a Milano, alla Cassa di Risparmio, a Donnina alla dote.
E non si scuote finchè il chiasso diviene così assordante da sembrare una rivoluzione. Allora si volta e gira l'occhio intorno intorno. I piccoli monelli subito fanno a gara a chi guarda più attentamente il libro ed a chi mormora più a bassa voce la lezione, e il signor maestro conchiude la sua severa occhiata dicendo tra sè e sè: «Nessuno mi farà credere che Donnina non sia la figlia d'un principe o d'un duca, o almeno d'un milionario». Intanto, coll'occhio amorevole, guarda verso il focolare lontano, dove la figlia del principe, del duca o del milionario è circondata da cinque marmocchi, alti due spanne l'uno, a cui essa insegna a balbettare a bassa voce l'abbici.
Il signor Pastori ed altri sei o sette signori sono uno alla volta pregati molto compitamente dal signor maestro di dire la lezione. Le campane del paese dovrebbero sonare a festa perchè tutta la generazione nuova di A.... ha detto i due paragrafi della dottrina cristiana ed ha coniugato un verbo senza sbagliare nemmeno una sillaba; perfino il signor Nosedi trova il modo di farsi dir bravo recitando ad occhi bassi. È sempre stato eccessivamente timido quel signor Nosedi! si ha da incoraggiarlo... «tenga la testa alta.» La rialzerà quando avrà finito, ma se ha da dire la lezione bisogna che abbassi gli occhi a guardare sotto la panca — è un vizio organico.