Ha finito anch'egli, «Bravissimo!»
Dal canto suo Donnina non ha mai trovato i suoi cinque allievi più intelligenti; sono un prodigio di talento, anzi cinque prodigi di talento e trattano le lettere dell'alfabeto proprio come vecchie conoscenze. Vedrete ora come scriveranno! Donnina piglia i loro cartolari, ed in certe pagine assai più nere che bianche fa la traccia, cinque belle aste colla coda, che di solito si moltiplicano sotto gli occhi della maestra.
Quest'oggi però la maestra non sa star ferma, ha bisogno di muoversi, di andar nella sua camera, di trovarsi sola, perciò raccomanda ai suoi allievi di fare attenzione ed esce sulla punta dei piedi per non disturbare il babbo, il quale, tutto attento a fare sulla lavagna una magnifica sottrazione, la guarda colla coda dell'occhio, e ripete fra sè e sè: «nessuno mi toglie dal capo che quella figurina da nicchia diventerà una duchessa, una principessa, ricca a milioni.»
E rivede col pensiero per la centesima volta l'ufficio postale di B..., mamma Teresa, e la Cassa di Risparmio, e le 4600 lire in biglietti di Banca. Dalla finestra della sua camera Donnina guarda il sole di quello splendido mattino, gli alberelli freddolosi e la pianura scintillante di neve, senza vedere in tutto ciò altro che Ognissanti.
Passano ogni tanto carrettieri e contadine con cesti e sporte e cogli zoccoli che picchiano sordamente sul ghiaccio, passano carrozze affrettate. Tutta quella gente ha uno scopo, una meta, a cui si propone di arrivare... Ognissanti non arriva. Ma ecco un'altra carrozza; questa, invece di andar oltre, lasciandosi alle spalle il paese, entra di corsa nella via maestra. Il cuore di Donnina fa uno scampanio di festa... la carrozza si ferma innanzi all'osteria della Salute, qualcuno n'esce... è lui... non è lui... è un piccolo signore, che ha l'aria cittadinesca non ostante un ampio cappello di feltro a larghe tese; quell'uomo entra nell'osteria, e subito la carrozza si allontana senza voltare.
Ah! Donnina ha mandato un grido di gioia. Questa volta non è più una carrozza, nè una contadina, nè un carrettiere; quello che essa vede in fondo alla strada è lui... proprio lui... Ognissanti!
Nell'impeto della gioia non nota che l'uomo dall'aria cittadinesca e dal cappello di feltro, si è arrestato sulla soglia dell'osteria e la guarda curiosamente dietro i vetri.
«Volendo moltiplicare un numero per dieci gli si aggiunge uno zero; pigliamo un numero qualunque: quattro mila e seicento, per esempio, se voglio moltiplicarlo per dieci, aggiungo uno zero ed avrò quarantasei mila; se voglio moltiplicarlo per cento, aggiungo due zeri ed avrò quattrocentosessantamila; ma io lo moltiplico per mille, ed aggiungo tre zeri ed avrò quattro milioni e seicentomila! Quattro milioni e seicentomila! E tutto ciò aggiungendo soli tre zeri».
E maestro Ciro, nel suo entusiasmo moltiplicatorio, traccia una dozzina di zeri fino a formare un numero favoloso che le paia degno della sua Donnina.
Gli scolari guardano sbigottiti al miracolo compiutosi sotto i loro occhi, senza capirne molto; ma in quella s'apre la porta che mette verso strada, e l'altra che mette in cucina; appariscono ad un tempo Donnina ed Ognissanti.