Era una magnifica idea, e non trovai a ridire, se non che mi offersi di stare anch'io in cucina dietro all'uscio.
— Perchè?
— Non si sa mai.
Mia moglie andò in salotto con Augusto, io corsi in cucina. Trovai Marianna pronta; Giuseppe, che aveva un grosso boccone in bocca, lo mandò giù a rischio di soffocarsi per darmi il buon giorno.
— È pronto — dissi — se volete vederlo...
La balia, senza rispondere, accostò l'occhio alla toppa: «Eccolo! — balbettò, e proseguì a mormorare delle parole incoerenti che erano carezze... — Dio! com'è bello! — disse poi — guardalo anche tu, Giuseppe...».
Ma non si scostava dall'uscio, e il suo uomo dovette farle intendere i propri diritti con uno spintone.
Allora Giuseppe disse: «Con permesso» e si pose anche lui in osservazione.
La balia era impaziente, guardava me, guardava il marito, e ripeteva a tutti e due: «Com'è bello!» — finchè, parendole d'aver concesso troppo al suo uomo, lo avvertì col medesimo linguaggio da lui adoperato poc'anzi, e il povero balio si rizzò e mi fece vedere una faccia trasfigurata, dicendomi con una filosofia di cui non vidi il fondo, che «era un destino fatto così».
Intanto Marianna mormorava: