Si vedeva chiaro, Augusto aveva una gran voglia di correre a buttarsi nelle braccia di sua madre, e la distanza che lo separava gli faceva paura.
Pensai: «Andrò io a fargli coraggio» e dissi forte: — Mi raccomando, non facciamo imprudenze.
Spinsi l'uscio il tanto appena da lasciarmi passare, ed entrai dicendo a mio figlio: — C'è qua anche il babbo.
Intese benissimo che quando c'è il babbo non si deve aver paura di nulla, e appena mi fui curvato anch'io facendogli delle mie braccia un baluardo, egli prima si mosse imperterrito, poi, atterrito dalla sua audacia, venne a buttarsi disperatamente nelle braccia... della mamma.
Attraverso l'uscio della cucina giunse fino a me un piccolo grido d'entusiasmo; Augusto non l'udì, ed io scoccandogli un bacio sulla bocca:
— Bravo! — gli dissi solennemente — il primo passo l'hai fatto; ed ora, figlio mio, coraggio e avanti!
MIO FIGLIO STUDIA
I.
Quell'anno nostro figlio ci aveva promesso solennemente di studiare, di essere uno dei primi della scuola.
Evangelina ed io gli avevamo detto: