— Oggi no? — insistè con quella sua civetteria a cui non potevo resistere.

— E perchè no? — chiesi maliziosamente.

Allora lo sfacciatello spiccò un salto, e corse a portare alla mamma la buona novella che il babbo andrebbe subito subito a comprare i libri nuovi.

Non andai solo; venne anche lui, e quando ebbe tutti i suoi libri in un fascio, non li volle più abbandonare; se li prese a braccetto come buoni amici, e con ansia mista di sussiego mi consigliò di far presto per farli vedere subito alla mamma.

Per via non diceva nulla; la sua testina ricciuta aveva pensieri gravi. A quell'età i pensieri gravi rendono il passo leggiero, e io stentava a tener dietro a mio figlio.

Quando fu alla porta di casa, Augusto spiccò un salto così audace, che la nuova Grammatica, novissima agli esercizi della scolaresca, non potè reggere, gli scivolò dal braccio e cadde.

Cadde, e non si fece male, perchè il pianerottolo era pulito: e io ne resi grazia agli Eterni e alla fantesca, pensando all'afflizione che mio figlio avrebbe provato se avesse visto solo un'ombra nell'azzurro della copertina immacolata.

In questa come in molte altre cose, Evangelina non aveva le opinioni di suo figlio; essa diceva, per esempio, che si mettono troppi libri nelle mani della gioventù, per avere il pretesto di chiamarla studiosa, e si permetteva di dubitare che Augusto avesse poi a leggere tutte quelle pagine.

Il piccolo studioso era sicuro del contrario e lo affermava a viso aperto, senza placare la mamma. La quale insisteva:

— Io invece temo che non le leggerai nemmeno mezze; e sono poi sicura d'una cosa... di una cosa...