— Di che cosa?

— Sono sicura che fra una settimana tutti questi bei libri avranno perduta la coperta...

— Come devono fare a perderla? — domandava Augusto fingendo di non capire.

— Se non lo sai tu...

Allora il piccolo furbo faceva un atto dispettosetto e minacciava di andarsi a chiudere in camera e di leggere tutti i libri nuovi d'un fiato, per farla vedere alla mamma. Quanto alle coperte... quanto alle coperte.... Le lisciava con delicatezza, le guardava con amore; aveva ragione lui intanto.

E io dissi senza ridere:

— Serbala sempre questa tenerezza per le coperte dei tuoi libri, non lasciarti vincere mai dalla tentazione di strapparle per fartene un cappello da carabiniere, nè una barca, nè un'oca; bada a non versarvi sopra il contenuto del tuo calamaio; accontentati di scrivervi il tuo nome, senza illustrarlo col ritratto dei tuoi compagni di scuola e tanto meno del signor maestro. Serbala, sì, serbala sempre questa tenerezza che ora dimostri, perchè l'amore delle coperte dei libri è il fondamento...

Avevo un'idea vaga che l'amore delle coperte dei libri fosse il fondamento di qualche cosa; ma non sapevo bene di che, e per non dirla grossa volli tacere, sperando, un po' tardi, che mio figlio non mi avesse dato retta. Invece era là, tutt'occhi e tutt'orecchi, e mi toccò spingere innanzi la frase a ogni costo.

E fu così che quel giorno affermai solennemente in faccia a mio figlio, il quale non ne capì una sillaba, essere l'amore delle coperte e dei frontispizi il fondamento d'ogni dottrina vera... o falsa.

Se riuscimmo a star serii, Evangelina ed io, dopo esserci scambiati un'occhiata, bisogna dire che la coscienza dei nostri doveri seppe fare un miracolo. Augusto ad ogni modo lesse qualche cosa nella nostra faccia, capì che ne avevo detto una grossa, probabilmente veniva ripetendo fra sè e sè la mia frase sconclusionata, ingegnandosi di vederne il fondo; ed io, per fargli perdere il filo delle sue idee e correggere alla meglio lo sproposito paterno, mi affrettai a commetterne un altro.