— Fra tutti quei libri — domandai a mio figlio — quale preferisci?
Non mi capiva.
— Quale ti è più caro? A quale vuoi più bene?
Li guardò alla sfuggita, con poca speranza di scorgere in qualcuno delle qualità straordinarie che meritassero un affetto speciale; erano tutti nuovi, non sapeva che rispondere, voleva bene a tutti.
— E pure — insistei con malizia — ve n'è uno che non ti seccherà mai, che non ti darà mai un dispiacere, nè un affanno, nè uno sgomento, che ti sarà amico discreto tutto l'anno... ed è quello lì... quello, sì, proprio quello...
— Il vocabolario! — balbettò Augusto; e soggiunse pigliandolo in mano:
— Ah! sì, perchè è legato, e poi è più grosso.
— Già, è più grosso ed è legato... per questo... Del resto bisogna amarli tutti i libri di scuola, che ci aprono l'intelletto e ci spezzano il primo pane della scienza...
In fondo era l'idea di mio figlio; anzi egli andava più in là: li amava tutti senza secondo fine, e non entrava ombra di metafora nel suo istinto amoroso.