Si adirino pure i filosofi, i quali corrono dietro alla verità: io dico che quella piccola bugia su quelle piccole labbra mi rese più felice d'ogni loro vero più verosimile.

Mi guardai intorno; non passava anima viva in quel punto, e il bimbo mi sorrideva; era da far venire la tentazione di nasconderlo sotto la giacchetta e rubarlo... Ad impedire il delitto si affacciò da una bottega vicina la testa gioconda d'una mammina gentile che aveva visto tutto.

Ella chiamò con accento, che non sapeva essere severo, una volta, due: — Emilio, Emilio!

Ma Emilietto non si mosse: fissava gli occhioni stupefatti in un mio bottoncino da camicia, che era di vetro sfaccettato e pareva a lui un brillante d'acqua purissima.

Allora la giovane madre uscì, attraversò la via e venne a pigliarmi dalle braccia il bambinello dicendo:

— È mio.

E soggiunte poche parole di scusa che io non intesi, se ne andò col suo tesoro.

Io tirai innanzi a mani vuote, ma col cuore pieno d'una dolcezza insolita, con la mente scompigliata da un turbine di nuovi pensieri.

Ogni tanto, di mezzo a una folla d'immagini ancora indistinta, usciva una donna sorridente, la mammina di poc'anzi, e mi ripeteva con dolce sicurezza:

— È mio.