Allora io spingeva lo sguardo su quel cielo purissimo, e co' pochi cirri vaganti, mi componevo le sembianze d'una creaturina di paradiso impaziente di venire al mondo, e dicevo io pure con baldanza:
— È mia!
Già ne sentivo la presenza: l'avevo al fianco, o mi precedeva facendo tutte le moine dell'infanzia, ma certo era là per darmi dei baci che sembrassero aliti d'un venticello smarrito nella infinita calma di quel mattino di maggio.
Così fantasticavo; ma ad un tratto mi pareva sentirmi abbandonato, e dicevo a me stesso:
— Ora è corso a casa per non ingelosire la mamma: tornerà fra poco...
L'aspettavo davvero, piantandomi in mezzo al viale e porgendo la faccia alle sue carezze.
Non occorre d'essere molto poeti per avere delle idee simili; è lecito essere anche avvocati senza clientela, come vedete. Quello che non vi parrà vero è che possiate invecchiare, e che tutta l'esperienza degli anni e il senno maturo non vi sappiano far dono migliore che restituirvi le care stravaganze di un tempo. Oggi ho settant'anni sonati (non sono molti, no, non sono molti) e ricomincio a sognare press'a poco come allora (però senza aspettare più nessuno; sono arrivati tutti da un pezzo!), e dico che vi sono sentimenti veri in un quarto d'ora della vita soltanto, e che bisogna trovarne uno, dopo averli dimenticati tutti, per riconoscere come quello che diciamo stravagante, il più delle volte sia solo naturale e semplice.
Oggi ho settant'anni sonati e non mi paiono molti; quel giorno che camminavo in quel viale a passo concitato, con la testa alta, chiedendo le carezze al venticello e interrogando la natura, quel giorno ne avevo appena venticinque, e mi parevano troppi.
Abbracciavo tutta la mia vita passata con uno sguardo di misericordia e mi facevo rimprovero di aver perduto la gioventù, perchè in essa non ritrovavo un pensiero, un sentimento degni del mio stato presente.
— Sono stato cieco fino a mezz'ora fa — dicevo — ho attraversato la giovinezza brancicando fra le ombre; mio figlio ha avuto pietà di me, e mi ha tolto la benda; io non ho mosso un dito per cavarmela dagli occhi. Ho fatto il cinico per vezzo, lo scioperato per abitudine, gli esami di laurea per necessità, il marito per imitazione; e il pensiero che oggi occupa tutto me stesso non l'ho avuto mai, ed io nulla ho fatto per rendermi degno della mia nuova missione. Se è vero che d'ogni azione, buona o cattiva, commessa da scapoli, c'è il pericolo di specchiarsi nei propri figli, quante cosaccie rischio di vedere nel mio povero nascituro! Ah! egli meritava un padre migliore!