No, ancora il disastro non era compiuto; ma che si dovesse compiere era destino.

Facendo ogni giorno una carezza ad Angela, dando ogni giorno uno scapaccione ad Augusto, aggiungendo un vezzo a lei, un furuncolo a lui, il tempo maligno intraprese l'opera villana di separare l'inseparabile, di distaccare due cuori che si erano giurati «su ciò che di più caro eccetera» di battere l'uno per l'altro.

Solo un mese dopo la partenza d'Angela, essendo andati a far visita ai suoi genitori, la nostra nuora ci apparve trasformata; già Augusto nel farsele intorno provava una soggezione istintiva.

Si adoravano ancora per iscritto, ma a quattr'occhi la bimba d'ieri l'altro aveva certe movenze, certi sguardi da donna che sconvolgevano tutto il sistema amoroso di mio figlio.

Fu peggio quando Angela, dopo essere rimasta cinque mesi in campagna, tornò a Milano in novembre. Io stesso, vedendola, alla presenza di mio figlio la chiamai signorina. E m'avvidi, dalla risposta, dall'accento, da un certo sussiego carino assai, che non per la prima volta un uomo barbuto le dava questo titolo che fa battere il cuore a tredici anni.

Ma aveva essa tredici anni veramente?

Sì, tredici anni compiti, e li portava come una donnina: Augusto, a disagio nei suoi quindici, se ne stava in un canto, solo col suo amore spaiato. Non vi era più da farsi illusioni; al paragone di Angela, mio figlio era un fanciullo; il giochetto d'amarsi poteva durare alcuni mesi ancora, purchè egli si acconciasse alla parte di vittima predestinata; doveva poi inevitabilmente finire per una sciabola che picchiasse sul lastrico in onore della signorina, o per un sigaro votivo che si accendesse nel buio della notte in una finestra borghese verso corte.

Mio figlio sentì il destino che gli piombava addosso e lo prevenne. Il suo sistema di tradimento perfezionato da una lunga pratica epistolare, gli suggeriva di scrivere; ed avendo differito troppo, il caso volle che egli si facesse bello d'un eroismo non suo: parlò.

Quel che egli dicesse alla sua bella, quali frasi adoperasse per farle intendere che la lasciava libera di accettare gli omaggi dell'ufficialità dell'esercito, non lo seppi mai.

Furono probabilmente poche parole dette nel vano della finestra in salotto, un giorno che Angela era venuta a farci visita, mentre la mamma, Evangelina e io affermavamo con mirabile accordo che la temperatura si faceva rigida e che già il termometro segnava...