— A che pensi?

E io rallento il passo che avevo accelerato involontariamente. — Tu, quando pensi molto — osserva Laurina — corri e non te ne accorgi.

La guardo, le sorrido, ed ella si contenta, e io riconosco che la gente ha ragione, che mia figlia ha propriamente l'aria di una donnina, e che vista al fianco d'un uomo... cioè che io... visto al fianco di lei... Assolutamente il mio amor proprio d'uomo ben conservato vuole la parte sua; ha lasciato passare la colleruzza dell'offeso sentimento paterno, ed è rimasto ad aspettare, ma gli hanno fatto l'elemosina e non è punto disposto a restituirla.

È l'ora di evocare il fidanzato di Laura: eccolo alla svolta del viale; è più grave del solito avendo dovuto invecchiare ad un tratto di tre anni, nondimeno sorride perchè il momento sospirato si avvicina.

— Lo conosci quel signore? — mi domanda mia figlia.

«Se lo conosco! è una mia creatura! Sono ormai dodici anni che ci conosciamo; quel signore non è un signore; è di casa; guardalo bene, è lo sposo che tuo padre ti ha preparato... Sorridigli, te lo permetto, fallo felice, amalo...»

Vidi questa risposta come se qualcuno la scrivesse rapidamente innanzi a me, e pensai: «verrà un giorno che dovrò risponderle così»; poi volsi il capo per seguire con gli occhi il signore che era passato. Appunto si voltava egli pure, e io ebbi agio di vederlo.

— Non lo conosco — dissi a mia figlia; — credo di non averlo mai veduto, pare un capo d'ufficio o un colonnello giubilato. Ma perchè mi fai questa domanda?

— Ci è già passato vicino due volte, e ci ha guardati fisso; e non oggi soltanto... anche l'altro giorno...

— Sarà un frequentatore dei giardini pubblici...