— L'altro giorno eravamo in galleria...
— Gli sembrerà di conoscermi... non è una cosa difficile... a Milano tutti sanno chi è l'avvocato Placidi...
Mi arrestai in tronco, perchè mia figlia mi strinse più forte il braccio, bisbigliando:
— Zitto, è lui!
To'! Laurina riconosceva quel signore al passo!
Era un passo frettoloso, saltellante e accompagnato da una bizzarra musica di stivali, ma per averla così bene nell'orecchio, mia figlia aveva già dovuto udirla più d'una volta.
Quel signore ci raggiunse, guardò Laurina lungamente, passò oltre, sempre saltellando, e giunto alla estremità del viale, tornò indietro a passo lento, trovando ancora il modo di saltellare.
Feci in un istante le più strambe congetture.
«Quello è un parente lontano, forse un cugino della madre di mia moglie; emigrò all'estero per disperazione amorosa, non essendo potuto arrivare al cuore della sua bella, buon'anima, prima di mio suocero; è rimasto scapolo, si è fatto milionario; ora ritorna in cerca di un erede; dicono che la mia Laurina sia tal quale il ritratto di sua nonna a sedici anni; gli sembrerà di rivederla; mia figlia, grazie al cielo, non ha bisogno che nessuno s'incomodi dall'America per portarle la dote, ma se le piovesse un milioncino nel cestello di nozze non offenderebbe nè me, nè lei, nè la misericordia celeste».
Stavo serio, perchè l'incognito si avvicinava, e dentro di me ridevo; intanto che venivo pagando alla meglio il tributo d'ilarità a quell'idea barocca, altre idee si facevano avanti.