AI MIEI FIGLI
perchè quando non saranno più bambini, trovino in queste pagine gli affetti semplici della loro età presente, e più tardi una maggior parte di chi gli ha tanto amati
Milano, 1º Novembre 1881.
A chi legge (PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE)
Quando pubblicai la prima volta le parti staccate di questo libro modesto, i critici mi avvertirono di due cose, cioè che io andava troppo per le lunghe, insistendo soverchiamente nei particolari; e che correva troppo senza nemmeno toccare episodii importanti della piccola ma eterna epopea domestica. Con la scorta di questi due criteri, io, come è accaduto ad altri, continuai a fare a modo mio. Ora che il libro, bene o male, è compiuto, mi credo in obbligo di avvertire chi legge che non ho voluto scrivere un romanzo, e che per ciò non si aspetti una narrazione filata. Qua e là, fra le parti del libro, ho lasciato di proposito un intervallo dove fosse posto ad altre gioie e ad altri dolori, per la ragione medesima che mi consigliò di rifiutare le considerazioni troppo personali e gli avvenimenti non volgari. Dirò tutto: Questa volgarità di casi e queste lacune mi daranno un collaboratore in ogni padre che voglia leggere il mio libro.
D'un altro disinganno a cui va incontro il lettore non sarà male che io mi scagioni a bella prima.