Mio Figlio! non è un protagonista, non è nemmeno un personaggio vero e proprio; è un sentimento, è il grido di tutta l'umanità, anzi di tutta la natura.

Quale intento mi sono io proposto? Non lo so bene; mi ricordo che quando una voce di là dalle Alpi mandò un grido che a molti non piacque, e in casa nostra altre voci gridarono anche più forte e in un modo che dispiacque a moltissimi, più d'uno sentì il bisogno di mettersi alla finestra e di gridare: Mio Figlio! Forse lo sentii anch'io questo bisogno, e allora, per vizio d'abitudine, presi la penna... e peccai. Oggi che le vociferazioni cominciano a cessare, questo libro non vuole aver punto l'aria di una protesta. — Che cosa vuole esso dunque? Vuole che un padre di famiglia, dopo la lettura, faccia una carezza ai suoi bambini.

S. Farina

PRIMA CHE NASCESSE

I.

Non lo aspettavamo più: anzi, per dire il vero, non lo avevamo aspettato mai. Ci eravamo sposati senza secondi fini, unicamente per isposarci, e il giorno delle nozze parve a me il più bello di tutta la mia vita, perchè con esso incominciava finalmente la vita nostra. Vedere qualche cosa di là da un grande amore, immaginare un'altra gioia diversa da quella di attraversare il mondo a braccetto nello stesso sentiero, Evangelina ed io, mi sarebbe sembrata l'offesa d'un nano al gigante che nutrivamo nel petto. Io scrivo «nutrivamo», perchè anche Evangelina mi amava molto, senza di che non si sarebbe adattata a diventare la signora Placidi.

A quel tempo non avevo ancora scavato la miniera del codice di procedura civile, e lo studio dell'avvocato Placidi era poco più di una buona intenzione. Per giunta avevo allora, ed ho anche oggi, un nome di battesimo grottesco, di quelli che smorzerebbero un incendio amoroso. Mia moglie mi chiama Onda (ed è già una tribolazione), ma il mio vero nome — non lo credereste — tutto quanto il mio nome è Epaminonda.

Si diceva dunque che non lo aspettavamo più, cioè che non lo avevamo aspettato mai, perchè ci eravamo sposati senza secondi fini. E sì che non erano mancati gli eccitamenti!

Al nostro ritorno dal viaggio di nozze, parenti, amici, amiche, quanti ci aspettavano alla stazione, ci accolsero con certi sorrisi, che mi avrebbero messo in impiccio se non mi fossi preparato a ridere; la mia Evangelina, poveretta, era indifesa, e quanto più io rideva, tanto più essa si faceva rossa. Era quello che i parenti e gli amici volevano; si sarebbe detto che non mancasse altro alla loro felicità.

— Ce l'hai? ce l'avete? — E guardavano negli occhi di mia moglie, la sottoponevano a un interrogatorio pieno di allusioni, di cui la poverina non capiva gran cosa, poi guardavano me dandosi l'aria di complici, o mi cacciavano un gomito nelle costole, socchiudendo un occhio. Mio suocero, un ometto pieno di buon umore e di vivacità, non faceva altro che girare intorno alla sua figliuola, e chiederle: — Me l'hai portato? — come se dovesse averlo nella valigia.