Mio suocero ed io ci guardavamo negli occhi.

Il signor De' Liberi, che perseguitava mia figlia fin fra le pareti della casa del Cavaliere, pareva a tutti e due uno di quei personaggi fatali che frequentano i vecchi romanzi.

Ma come mai quell'uomo era riuscito a penetrare nella casa dell'amico nostro?

La spiegazione che ne ebbi dal Cavaliere doveva empirmi di superstizioso terrore, perchè si faceva chiaro che un destino rimbambito favoriva i disegni del vecchio innamorato. Pensate: l'involto, il pernicioso involto che il Cavaliere aveva portato con le sue proprie mani, per incarico del colonnello Ipsilonne, era diretto appunto al signor Libero De' Liberi!

Non potendo tardare un minuto a compiere il mandato — (egli diceva: «volendo sbarazzarsi della seccatura») — il Cavaliere era andato a quell'ora mattutina fino alla porta di casa De' Liberi, e colà aveva lasciato nelle mani del portinaio l'involto, un biglietto di visita ed una piccola bugia scritta con la matita: «Il Cavaliere Tal dei tali manda da parte del colonnello Ipsilonne».

Il signor Libero De' Liberi, che sapeva il fatto suo, si avviò, dopo il mezzodì, a casa del Cavaliere col pretesto di ringraziarlo; e parlò dell'avvocato Placidi come d'una vecchia conoscenza.

— Gli amici dei nostri amici... — cominciò il Cavaliere incalzato dal suo destino e dal mio.

Il signor De' Liberi l'aiutò a stiracchiare con grazia il vecchio proverbio... e si fece invitare ai famosi mercoledì.

Il resto si capisce. Per non perder tempo, l'ardito vecchio cominciava dalla stessa sera.

Bisognava vederlo, il signor De' Liberi, per farsi un'idea della sua faccia tosta! Un'ora dopo il suo ingresso aveva stretto un'altra volta la mano a tutte le signore, senza scontentare gli uomini.