Egli si guarda intorno smarrito, non vuol dire di sì, non può dire di no, è preso, è spinto, è messo a sedere, e le sue dita strappano dalla tastiera l'accordo della disperazione.

— In si bemolle! — esclama una voce.

Mi volto, ci voltiamo tutti: è il signor De' Liberi.

Egli si alza, fa il giro dell'ampia tavola da giuoco e, col pretesto di mettersi alle spalle dell'infelice pianista, si spinge in mezzo alle ragazze fino al fianco di mia figlia.

Il signor Paolo non ode più nulla; suona un galoppo vertiginoso, come per istordirsi, suona a capo basso, guardando sotterra; e suona benissimo.

Poi si alza e fugge senza raccogliere gli applausi.

— Un pezzo a quattro mani! — raccomanda la padrona di casa.

Ma la modestia è contagiosa e nessuna delle ragazze si vuol cimentare. Allora il signor De' Liberi si volge a mia figlia e, pigliandola per mano:

— Lo soneremo noi un pezzo a quattro mani, non è vero signorina?

Evangelina, disgraziata!, ride.