— Ho una missione delicata da compiere presso di lei... le chiedo scusa fin d'ora, io non ne ho colpa...
L'esordio prometteva un cattivo cliente. Sorrisi per incoraggiare la confidenza e stetti ad ascoltare il resto.
— Si ricorda d'aver visto in casa mia il dottor Lelli, un medico di reggimento, un giovane pieno d'ingegno...
— L'avrò veduto, ma non me ne ricordo...
— Venne in casa mia una volta sola, di passaggio; andava a Pavia per concorrere ad una cattedra operativa... ha poi vinto il concorso e lascerà il reggimento... non ha che ventinove anni...
Il disordine con cui il Cavaliere mi veniva descrivendo il dottor Lelli prometteva non un cliente buono o cattivo, ma un marito per Laurina. Cercai mio suocero cogli occhi; egli era là alle spalle del signor Paolo che aveva messo al pianoforte, e gli voltava le pagine della musica.
Il signor Paolo sonava una nota romanza scelta da lui non senza malizia; le parole che egli si guardava bene dal pronunziare, esprimevano appunto lo stato d'animo d'un giovanotto senza giudizio, il quale vorrebbe dire tante cose alla innamorata, e non osa, e si raccomanda successivamente alle quattro stagioni dell'anno e ai quattro elementi perchè vadano a fare la difficile ambasciata.
Il dottor Lelli era stato più pratico.
— È un caro giovane — proseguì il Cavaliere — figlio d'un mio antico compagno d'armi, rimase orfano a venti anni e deve il proprio stato a se stesso; non già che sia senza un soldo; ha anzi un piccolo patrimonio... Ma dunque non si ricorda proprio d'averlo visto, un bel giovane alto?...
— Molto alto?