VI.

Ma un giorno Augusto piangeva forte, attaccandosi al seno della povera madre, che era più pallida del solito, ed aveva gli occhi rossi.

Mi arrestai sulla soglia, côlto da quello sbigottimento che prepara il cuore a ricevere le sciagure.

— Che cosa è stato? — balbettai.

Evangelina chinò la fronte e guardò con occhi lagrimosi il povero bimbo piangente.

— Che ha? — insistei con più coraggio.

— Non so, non so... — rispose la poveretta, e chinava la fronte per nascondermi le lagrime.

— Che hai?... Che cosa ha Augusto?...

— Io, nulla... — balbettava la povera madre.

Mi si piegavano le ginocchia; Evangelina mi guardò. Lesse forse, nel fondo del mio cuore di padre, uno sgomento più tremendo dello stesso suo dolore, perchè gettandomi un braccio al collo, e tirandomi presso a lei, e coprendomi il volto di baci e di lagrime, mi disse con voce rotta dall'angoscia: