— Nostro figlio ha fame!
Da principio non compresi; guardavo ora lei, ora il bimbo e ripetevo come uno smemorato: «Ha fame!», e fissando gli occhi nel pallore della mia povera compagna, lessi tutto, in silenzio, col cuore stretto. Poi mi curvai sopra Evangelina, le asciugai il viso con la pezzuola, e facendo una carezza a lei e una ad Augusto perchè stesse zitto:
— Da quando? — interrogai dolcemente.
— Da ieri — mi rispose la povera madre dandomi uno sguardo di riconoscenza — da ieri soltanto; ne avevo ancora stamane, poco poco: non te ne ho detto nulla, credevo che mi tornasse; ma poc'anzi, quando ho inteso piangere nostro figlio, ho sentito un rivolgimento per tutto il corpo, ed ho pensato: «Sia lodato il Cielo, il latte mi ritorna!», ed ho detto ad Augusto: «Non piangere», e me lo sono stretto al seno. Il poverino avrà creduto che sua madre lo ingannasse, perchè non ha trovato nulla... più nulla. Ha pianto ed ho pianto anch'io.
E così dicendo la poveretta non istaccava gli occhi attoniti da me; sembrava chiedermi scusa.
— Il pianto non rimedia a nulla — dissi dolcemente — rasserenati, il latte tornerà — e vedendo che si sentiva come umiliata, soggiunsi: — Sono tante le madri a cui è toccata prima di te questa piccola disgrazia... e vi hanno rimediato tutte...
— Come hanno fatto?...
— Non si sono disperate, hanno preso a prestito il latte d'un'altra donna, oppure hanno nutrito il bimbo col poppatoio, aspettando tranquillamente che il latte tornasse.
— E tornava?...
— Tornava.