Così non ebbe tempo di ricordare la sua angoscia materna senza aver sotto mano il rimedio.

— Bisogna essere forti — mi rispose titubando — è forse meglio aspettare ancora, dar tempo al nostro piccino d'avvezzarsi alla nuova vita...

E a queste parole vide essa pure al par di me il caro innocente, in un camerone troppo grande, entro una culla di vimini accanto a un letto enorme con la coperta a scacchi rossi; vide certamente tutto questo, perchè s'interruppe e disse sospirando:

— Chissà come avrà passato la notte...

— Si va a Musocco? — mi affrettai a rispondere.

— È forse meglio aspettare... se Augusto ci vede, piange di sicuro, soffre, si ammala...

Ma l'idea era messa innanzi, ed aveva tante seduzioni, che non fu possibile resisterle; e quando la terza volta ripetei: «Si va a Musocco?», eravamo quasi fuor dell'uscio, avviati ad andarvi.

Vi andammo, non a piedi, lungo la via maestra, staccando le spine alle acacie delle siepi, come avevo detto io, per abbellire la mia proposta, ma con la strada ferrata per fare più presto.

La nostra apparizione nella via principale di Musocco fu segnalata da uno stupore immenso dei borghigiani; in molte finestre s'incorniciavano faccie petulantelle e curiose di fanciulle spettinate, e quando eravamo passati dinanzi ad una porta io vedeva con la coda dell'occhio sporgere una testina a guardarci.

Si diceva: «Sono i signori della Marianna, vanno dalla Marianna».