— Poi? insistè babbo Salvi.
— Poi mi si presentò Tonio, a cui mi sembra di aver voluto tanto bene, quando... egli non pensava punto a me, quando io non pensava... ad un altro....
Babbo Salvi stette zitto; lasciò che quell’idea se ne andasse da sè, prima di dire:
— E che altro scrupolo?
— Povero Tonio!... mormorò Sofia.
— E che altro scrupolo? insistè babbo Salvi. Vuoi che ti dica io l’altro scrupolo? Tu hai avuto paura, e tu hai paura ancora, che il signor Tito abbia lasciato un brano del suo cuore in quella donna fatale che lo innamorò un giorno. Non sei ben sicura che quella donna sia diventata brutta, e temi che quando egli la rivedrà bellissima possa ricascare nella rete.
Questa era una delle tante frasi che babbo Salvi aveva preparato; solamente mancava l’accento ironico col quale le doveva pronunziare per far bene la sua parte; aveva anzi parlato colla monotonia melanconica di un cattivo avvocato, che non confida nel trionfo della propria eloquenza.
— Di’ la verità; è questo che tu temi?
Sofia non rispose, e babbo Salvi proseguì:
— Ebbene, sappi che è stato lo stesso Tito... a farci venire in mente, a me ed a Mattia Bondi, questa idea curiosa della gelosia anticipata...