— Il mondo ha la lingua lunga, tentò di affermare babbo Salvi; ma non bisogna dare importanza alle chiacchiere della gente maligna.
— Ed io non gliene ho data; è stata un’idea fra le tante; è venuta, se n’è andata. Ma altre sono rimaste, ed una non mi lascia pace.
Il vecchio Salvi, messo per la prima volta di fronte a sè stesso, andava frugando nella propria coscienza di uomo, di padre, di artista; alle ultime parole della giovinetta, la sua mente si arrestò un momento per ripigliare subito l’inquieto lavoro di ricercare sè stesso.
— Dimmi... quali sono rimaste?... Vogliamo guardare in faccia tutti gli scrupoli, assicurò babbo Salvi.
Ma la baldanza di queste parole era smentita dall’accento dimesso e distratto.
— Guardiamoli pure, disse Sofia mestamente; il primo scrupolo è stato che, essendosi trovato un marito ricco per Giuditta, io non dovessi assolutamente fare il paio... Era la fierezza, era la tua fierezza che ho nel sangue, che mi parlò così; pensandoci, riconobbi che quest’idea non aveva fondamento...
— Meno male; la gente chiacchiera volontieri; quando può, dice l’ira di Dio; ma in fondo è indifferente a tutto.
— Poi venne lo scrupolo che la gente avesse a dire male di te...
— Sempre la gente...
— Ma, per essere sincera, durò poco. Poi...