— Diciamolo anzi... una virtù, una virtù.

— Diciamo invece una forza che ti è costata tanto. Tu non puoi essere un altro da quello che sei sempre stato; tu rimarrai fedele all’orgoglio che ti ha fatto incontentabile della pittura, ma innamorato dell’arte. Le tue figliuole hanno visto i sagrifizi che hai fatto per mandarle a scuola ad imparare una professione, e non pretendono da te la rinunzia che fai ora. Se Giuditta fosse qui, ti direbbe essa pure che ti siamo grate di tutto.

Gli occhi di babbo Salvi, fissi ancora negli occhi della giovinetta, non avevano più la fermezza vivace; e a un certo punto si oscurarono, come se ritorcessero lo sguardo a veder nell’anima propria cose non mai viste o viste male.

— Ah! lo riconosci, babbo caro, continuò a dire Sofia. Tu volevi farmi credere ad una... cosa di cui ti saresti poi pentito. E ciò perchè ti sei fatto l’idea che la ricchezza sia molto per la felicità di una ragazza, e che una giovine non possa stare al mondo senza un marito.

— Questo poi lo credo, mormorò babbo Salvi.

— Ma il resto no; ne convieni? Vedi! Ci avevo perfino pensato io stessa...

— Che cosa avevi pensato?

— Avevo pensato che il ricco matrimonio delle tue figliuole avrebbe potuto farti torto agli occhi del mondo...

— Perchè... Ah! t’intendo... “Quel babbo Salvi ha saputo cavare le sue castagne dalla cenere.... non ha mai finito un quadro, ma ha dato due ricche cornici alle sue ragazze. Grand’artista quel babbo Salvi!„ È questo che il mondo minchione avrebbe detto, non è vero?

Sofia non rispose; sicuramente, era questo.