Suor Anna, che si era accostata anch’essa, rispose:

— Preghiamo, ma crollò il capo per fare intendere che la preghiera era inutile.

Invece Sofia radunò tutte le forze del suo amore forte ed ingenuo, dell’amore che è fatto di carità, per chiedere al cielo che lasciasse in terra quell’angioletto e lo donasse all’amore dei genitori, offrendo tutta sè stessa al dolore.

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Il medico non sentenziò che una catastrofe era imminente, anzi alle insistenze di quegli animi che sembravano implorare da lui la misericordia, egli ne ebbe molta, tanto da lasciare che essi si potessero illudere ancora.

— La sua respirazione è più tranquilla, notò Mattia, curvando la testa canuta fino a toccare la testina dell’inferma; non è un buon indizio?

Il medico rispose di sì, che era un buon indizio, e nell’andarsene il cieco e suor Anna lo accompagnarono per interrogarlo ancora.

La speranza alitando per l’ultima volta in quei cuori desolati, Tito ebbe anch’esso un momento baldanzoso, in cui gli parve di essere forte e di poter domare il destino.

Con uno sguardo fece intendere a Sofia che voleva rimaner solo con Cesira, la quale teneva la testa appoggiata al letto, nascondendo la faccia con un lembo del lenzuolo.

— Cesira! disse il giovine.