— Lo aveva detto a suor Anna, confessò ingenuamente Sofia.
Il cieco non disse nulla, ma Tito fu sincero nello scetticismo, tanto da sembrare spietato.
— Queste parole parrebbero accennare all’idea di farsi monaca; ma Cesira è ancora troppo bella; le donne come quella si danno a Dio più tardi....
La mano di Sofia tappò la bocca maligna.
Cominciò una vita nuova per tutti. Babbo Salvi, nelle cui vene sembrava circolare un sangue giovane, stava per ore intere al cavalletto a dipingere l’Illusione. Il suo modello era Mattia; quella testa luminosa per la canizie intatta, per le carni ancora rosate, quegli occhi ciechi che cercavano sempre la bellezza ideale, erano veramente tali da invogliare a un capolavoro.
Anche Tito dal canto suo non aveva penato a trovare il tema, aveva scelto di fare il ritratto di sua moglie, e alla fine d’ogni seduta, andava a baciare il modello ed a domandargli:
— Lo sai tu come avvenga che più ti guardo e più mi sembri bella; se ti avessi veduta sempre come ti vedo ora, mi avresti fatto soffrire di più...
— Ti ho fatto soffrire io?
— Oh! tanto; ma avrai la tua punizione, amandomi molto, molto, molto.