In una delle altre carrozze avevano preso posto le due sorelle; nella terza i due cognati.
— Abbi pazienza, disse Giuditta, se ti rubo a tuo marito per un’ora, ma credo che anche tu avrai bisogno di essere un momento sola con tua sorella in questa gran giornata.
Cominciò subito a dire di tutte le contentezze e di tutte le noie a cui sua sorella doveva essere preparata; essa aveva saputo che la madre della morta era venuta e sapeva anche che era bella... sì... sapeva tutto, perchè si sa sempre tutto; anche quando le sorelle che dovrebbero confidarsi credono di far bene a tacere, il mondo ha mille bocche che cianciano, e almeno due mila orecchi per ascoltare... È vero che acqua passata non macina più, ma in ogni modo una certa cautela nel caso di Sofia era necessaria...
— Ci sono cento modi di farsi amare dal marito, assicurò Giuditta; mi vuoi dire quale sarà il tuo...
— Amarlo molto, amarlo sinceramente...
Giuditta non volle essere crudele il giorno delle nozze e si accontentò di dire che poteva essere una maniera buona anche quella... Sofia ascoltò docilmente la parola autorevole di sua sorella; all’ultimo, quando l’ebbe ben persuasa che la lezione era caduta in un terreno preparato, fece anche essa una domanda, a cui Giuditta si affrettò di rispondere celiando:
— Felice? Altro che! Felice io, felice lui! Io sono una moglie onesta, e non mi costerà fatica serbarmi fedelissima al mio povero vecchietto; egli forse non chiederebbe nemmeno tanto. Ma è il mio temperamento, la castità!
In quei giorno Sofia, Tito e Mattia avevano pensato più d’una volta alla commediante; ma non se n’era parlato mai; tornati a casa, gli aspettava una sorpresa, una lettera di Cesira.
Scriveva da Genova per far gli augurii agli sposi, ed annunziava che si ritirava dal mondo.