Il brindisi più lungo fu quello del vecchio Mattia. Egli parlò a bassa voce, nel gran silenzio che si fece intorno alla sua canizie e alla sua cecità; parlò come un patriarca; ricordò tutte le piccole speranze che gli erano sembrate grandi quando era troppo modesto, e le vittorie del trionfo che non lo avevano contentato mai interamente; parlò dell’amore, da cui era stata confortata la sua battaglia dell’arte, e finì dicendo a suo figlio: “Ama tua moglie, ama l’arte tua, amala molto come l’ho amata io; ma non pensare alla gloria, la quale raramente è qualche cosa per i vivi, e non sappiamo che cosa sia per i morti.„
Ciò detto, volle i baci dei suoi figli; e gli volle anche babbo Salvi.
Il ritorno a Milano fu fatto per buona parte a piedi, nell’ora del crepuscolo; settembre mandava incontro alla comitiva allegra brevi folate di un venticello tiepido, che a Sofia ed a Tito sembrarono le prime carezze della nuova vita.
Poi proseguirono in tre carrozzelle, che si erano fermate al crocicchio per ordine dell’agente di cambio. Quando su una ebbero preso posto il cieco, babbo Salvi e Tonio, Mattia continuando la sua parte di patriarca, ma solamente parlando più forte per vincere il rumore delle ruote, fu così eloquente da indurre il vecchio collega ad accettare un po’ di ospitalità.
— Senta, disse; una volta eravamo in due a lavorare, io e mio figlio; ora Tito lavora solo, ed io me ne rimango là, per ore intere, a sognare tele che non potrò più dipingere; lei, che ci vede, perchè non si mette nella lotta? Ognuno di noi deve dare all’arte tutto il meglio che sa, non le pare? Dunque, se ne venga lei a combattere al mio posto.
Babbo Salvi, preso di fronte da questa tentazione, si provò ad essere modesto, assicurando che il meglio che egli poteva dare l’aveva dato tutto, non essere colpa sua se non era stato capace di far di più; ma poi corresse la propria umiltà.
— Sicuramente che se io avessi avuto i mezzi... se la sorte mia si fosse placata un quarto d’ora, se... qualcuno mi avesse aiutato; se...
Tutti quei se finirono in una stretta di mano, e il patto fu conchiuso. Dunque babbo Salvi verrebbe ogni giorno nello studio, lavorerebbe al cavalletto di Mattia, e colla tavolozza dell’artista glorioso.